Disabili e camminare

«Sono solo e non ho nulla da mangiare»: la richiesta d’aiuto di un uomo con difficoltà motorie

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Un 59enne della Val Bormida, con problemi di deambulazione e impossibilitato a raggiungere il paese, ha chiamato i Carabinieri perché era rimasto senza cibo. I militari gli hanno fatto la spesa e hanno attivato i servizi sociali. Una vicenda che riporta l’attenzione sulla solitudine delle persone più fragili.

Sono solo in casa e non ho nulla da mangiare“: la richiesta d’aiuto di un uomo con difficoltà motorie. Disabilità e solitudine emergono con forza nella vicenda avvenuta in Val Bormida, dove un uomo con difficoltà motorie, rimasto senza cibo, ha chiesto aiuto. Una telefonata per chiedere qualcosa da mangiare

«Sono solo in casa e non ho nulla da mangiare».

Sono bastate poche parole per raccontare una situazione che, dietro la sua apparente semplicità, nasconde un problema molto più grande.

Nella serata del 26 agosto un uomo di 59 anni residente in Val Bormida, nell’entroterra savonese, ha telefonato alla Centrale Operativa dei Carabinieri della Compagnia di Cairo Montenotte.

L’uomo vive solo, ha problemi di deambulazione e si trova in un’abitazione situata in una zona isolata, lontana dai principali centri abitati.

A causa delle difficoltà di salute e di movimento non era riuscito a raggiungere il paese più vicino per acquistare generi alimentari.

Alla fine ha fatto l’unica cosa che gli era rimasta possibile: chiedere aiuto.

Frigorifero e dispensa erano vuoti

Dopo la telefonata, una pattuglia dell’Aliquota Radiomobile ha raggiunto l’abitazione per verificare personalmente la situazione.

Una volta arrivati, i militari hanno trovato l’uomo solo in casa.

Il 59enne ha mostrato loro il frigorifero e la dispensa: entrambi erano vuoti.

Non si trattava quindi di una semplice richiesta di compagnia o di una difficoltà momentanea.

Non aveva più cibo.

I Carabinieri sono allora andati in un negozio del paese più vicino, hanno acquistato generi alimentari di prima necessità e sono tornati nell’abitazione per consegnargli la spesa.

Ma l’intervento, fortunatamente, non si è concluso con alcune buste di alimenti.

La situazione è stata segnalata anche ai servizi sociali del Comune competente, affinché possano essere valutate forme di assistenza più continuative.

Il problema non è soltanto il frigorifero vuoto

Il gesto dei Carabinieri merita certamente di essere riconosciuto.

Ma sarebbe un errore fermare il racconto alla buona azione.

La domanda più importante è un’altra: come può una persona arrivare al punto di dover chiamare le forze dell’ordine perché non riesce più a procurarsi qualcosa da mangiare?

Quando una persona con difficoltà motorie vive da sola in una zona isolata, anche un’attività apparentemente normale come fare la spesa può diventare un ostacolo enorme.

La distanza da un supermercato, l’assenza di trasporti accessibili, la mancanza di una rete familiare o di vicinato e le difficoltà economiche o fisiche possono sommarsi fino a trasformare la quotidianità in una condizione di isolamento.

Ed è proprio qui che questa piccola storia di cronaca diventa qualcosa di più.

Disabilità e solitudine: una fragilità spesso invisibile

Quando parliamo di disabilità pensiamo frequentemente alle barriere architettoniche.

Sono importanti, naturalmente.

Ma esistono anche barriere meno visibili.

Non riuscire a raggiungere un negozio è una barriera.

Non avere qualcuno da chiamare è una barriera.

Vivere lontano dai servizi essenziali senza un sistema di assistenza adeguato può diventare una barriera ancora più pesante di un gradino.

La vicenda della Val Bormida mostra quanto sia importante riuscire a individuare queste situazioni prima che diventino emergenze.

Perché una persona non dovrebbe arrivare ad avere frigorifero e dispensa completamente vuoti prima che qualcuno si accorga della sua difficoltà.

Dall’emergenza all’assistenza

La parte forse più importante dell’intervento è quindi la segnalazione ai servizi sociali.

La spesa risolve il problema di oggi.

L’assistenza deve cercare di evitare che lo stesso problema si ripresenti domani.

Servizi domiciliari, consegna della spesa, trasporto sociale, volontariato e reti di prossimità possono fare una differenza enorme per una persona che vive sola e ha difficoltà negli spostamenti.

Non sempre servono interventi straordinari.

A volte serve semplicemente che qualcuno sappia che quella persona esiste e che potrebbe avere bisogno di aiuto.

Una telefonata che dovrebbe farci riflettere

Questa storia non ha bisogno di essere trasformata in una favola.

Ha avuto una risposta positiva perché qualcuno ha ascoltato quella telefonata e ha deciso di intervenire concretamente.

Ma resta una domanda che riguarda tutti noi.

Quante persone vivono situazioni simili senza telefonare a nessuno?

Quante non chiedono aiuto per vergogna, paura o semplicemente perché non sanno a chi rivolgersi?

Una società realmente inclusiva non può limitarsi a intervenire quando una situazione diventa un’emergenza.

Deve essere capace di riconoscere la fragilità prima che una persona rimanga completamente sola.

Quella sera, in Val Bormida, tutto è cominciato con una frase semplicissima:

«Sono solo in casa e non ho nulla da mangiare».

Fortunatamente qualcuno, dall’altra parte del telefono, ha ascoltato.

RaiNews TGR Liguria – notizia originale

Fonte: La vicenda è stata riportata da RaiNews TGR Liguria il 27 agosto 2026, sulla base dell’intervento dei Carabinieri della Compagnia di Cairo Montenotte.

L’Immagine in copertina è stata generata con intelligenza artificiale, ispirata al tema trattato. Non raffigura persone reali.

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