Con l’avvio del nuovo anno scolastico torna al centro dell’attenzione il diritto all’inclusione degli studenti con disabilità. Il Garante nazionale richiama l’attenzione sulla carenza di docenti specializzati, sulla continuità del sostegno e sull’accessibilità degli edifici scolastici.
Quasi 400mila studenti con disabilità verso il ritorno a scuola
Scuola e disabilità tornano inevitabilmente al centro del dibattito con l’avvicinarsi dell’inizio del nuovo anno scolastico.
Tra pochi giorni quasi 400mila studenti con disabilità torneranno nelle aule italiane. Un numero importante, dietro il quale ci sono altrettante storie, famiglie e necessità differenti.
Il sistema scolastico italiano ha compiuto negli anni passi fondamentali verso l’inclusione. Ma tra ciò che viene riconosciuto sulla carta e quello che accade quotidianamente nelle classi rimangono ancora distanze importanti.
A richiamare l’attenzione sul problema è Maurizio Borgo, presidente dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità.
Secondo quanto riferito dal Garante, proprio il mondo della scuola rappresenta uno degli ambiti dai quali proviene il maggior numero di segnalazioni ricevute dall’Autorità.
Il sostegno resta uno dei problemi principali
Uno dei punti più delicati riguarda gli insegnanti di sostegno.
Borgo segnala che potrebbe esserci ancora circa un 20% di docenti di sostegno non specializzati, una situazione che pone inevitabilmente interrogativi sulla qualità e sull’effettività dell’inclusione scolastica.
Avere un insegnante di sostegno, infatti, non significa automaticamente avere un sostegno adeguato.
La preparazione professionale è fondamentale perché ogni studente presenta esigenze differenti. Non esiste una disabilità uguale all’altra e non può quindi esistere un intervento standard valido per tutti.
Servono competenze, formazione e soprattutto la capacità di costruire un percorso educativo intorno alla persona.
Un alunno su due cambia insegnante
C’è poi un’altra questione che le famiglie conoscono molto bene: la continuità didattica.
Secondo i dati citati dal presidente del Garante, circa il 50% degli studenti con disabilità cambia insegnante di sostegno ogni anno. Una quota cambia docente anche durante lo stesso anno scolastico.
Non è un dettaglio organizzativo.
Tra studente e insegnante si costruisce nel tempo una relazione fatta di conoscenza, fiducia, metodi di comunicazione e comprensione delle esigenze individuali.
Interrompere continuamente questa relazione significa spesso costringere lo studente e la famiglia a ricominciare da capo.
Proprio recentemente l’Autorità Garante è intervenuta nel caso di uno studente con disabilità di Bari, contribuendo a trovare una soluzione che gli consentirà di affrontare l’ultimo anno delle superiori con la stessa docente di sostegno che lo aveva seguito nei due anni precedenti.
È un risultato positivo.
Ma pone anche una domanda: quante famiglie si trovano nella stessa situazione senza riuscire a ottenere una soluzione?
Il problema delle scuole non accessibili
L’inclusione, però, non riguarda soltanto gli insegnanti.
Secondo quanto evidenziato nell’intervista dal Garante, il 60% delle scuole presenta problemi di accessibilità.
È un dato che pesa.
Nel 2026 non dovrebbe essere necessario ricordare che uno studente deve poter entrare nella propria scuola, raggiungere l’aula, utilizzare i servizi e partecipare alle attività insieme ai compagni.
Eppure le barriere architettoniche continuano a rappresentare un problema concreto.
Una scuola può avere il migliore progetto educativo possibile, ma se uno studente non può muoversi autonomamente all’interno dell’edificio, qualcosa evidentemente non funziona.
Inclusione significa partecipare
C’è poi un aspetto ancora più ampio.
Le segnalazioni ricevute dal Garante riguardano anche situazioni nelle quali bambini e ragazzi con disabilità incontrano difficoltà nella partecipazione a gite scolastiche, campi scuola e centri estivi.
Ed è proprio qui che dobbiamo chiederci cosa intendiamo davvero quando utilizziamo la parola inclusione.
Essere presenti in classe non basta.
Uno studente deve poter partecipare alla vita scolastica nella sua interezza: lezioni, attività, uscite, relazioni con i compagni ed esperienze che fanno parte della crescita.
Altrimenti rischiamo di avere un’inclusione soltanto formale.
Ogni settembre non può ricominciare la stessa battaglia
Per molte famiglie l’inizio dell’anno scolastico porta con sé le stesse domande.
Ci sarà l’insegnante di sostegno?
Avrà tutte le ore previste?
Sarà specializzato?
Rimarrà per tutto l’anno?
La scuola sarà realmente accessibile?
Domande che non dovrebbero trasformarsi ogni settembre in una nuova battaglia.
I diritti degli studenti con disabilità non possono dipendere dalla capacità della singola famiglia di protestare, presentare una segnalazione o trovare autonomamente una soluzione.
La scuola italiana ha fatto una scelta importante molti anni fa: gli studenti con disabilità devono crescere e studiare insieme agli altri.
Quella scelta, però, deve essere sostenuta ogni giorno con persone preparate, strutture accessibili e risorse adeguate.
Perché l’inclusione non si misura dal numero di studenti con disabilità iscritti nelle nostre scuole.
Si misura da quanto ciascuno di loro riesce realmente a partecipare, imparare, crescere e sentirsi parte della propria classe.
Fonte: intervista a Maurizio Borgo, presidente dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, pubblicata da la Repubblica il 2 settembre 2026. Per il caso relativo alla continuità didattica dello studente di Bari è stata utilizzata anche la comunicazione ufficiale dell’Autorità Garante del 20 agosto 2026.
Nota sull’immagine di copertina: Immagine generata con intelligenza artificiale, ispirata al tema trattato. Non raffigura persone reali.
