Quel tuffo che ha diviso la mia vita

Quel tuffo che ha diviso la mia vita

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Un giorno d’estate, un tuffo come tanti altri e una vita che, in pochi secondi, prese un’altra direzione.

Il 14 agosto 1988 avevo 19 anni. Un tuffo come tanti altri cambiò in pochi secondi il corso della mia vita.

Quel tuffo che ha diviso la mia vita è legato a una data che non potrò mai dimenticare: il 14 agosto 1988.

Ci sono giorni che passano e quasi si dimenticano. E poi ci sono giorni che restano dentro di te per sempre.

Per me, il 14 agosto 1988 è uno di quei giorni.

Non è semplicemente una data. È il giorno che ha diviso la mia vita in due: il prima e il dopo.

Era estate. Una giornata come tante altre, trascorsa al mare con quella leggerezza che hai quando sei giovane e pensi al presente senza immaginare che qualcosa possa cambiare la tua vita nel giro di pochi secondi.

Quel giorno mi ero già tuffato diverse volte. Quello non era il primo. Era l’undicesimo tuffo.

Ed è proprio questo che ancora oggi mi fa pensare. Avevo fatto praticamente lo stesso gesto altre dieci volte e non avevo nessun motivo per avere paura o per pensare che qualcosa potesse andare storto.

Mi sono tuffato a testa in giù.

Poi l’impatto.

La testa contro il fondo del mare.

Un colpo secco, violento, improvviso.

Non ho avuto nemmeno il tempo di mettere le mani avanti o di provare a proteggermi. È successo tutto in una frazione di secondo.

E in quella frazione di secondo la mia vita è cambiata.

Ero cosciente. Capivo quello che stava succedendo intorno a me. La mia mente era lucida.

Ma il corpo non rispondeva più.

È una sensazione difficile da spiegare. Sei lì, pensi, capisci, vorresti muoverti, vorresti reagire, ma non puoi.

Avevo 19 anni.

A quell’età pensi al futuro, al lavoro, agli amici, alle ragazze, ai progetti e a tutte quelle cose che immagini di avere ancora tanto tempo per vivere.

Io, invece, da quel momento ho dovuto iniziare a fare i conti con una vita completamente diversa da quella che avevo immaginato.

Il 14 agosto 1988 mi ha tolto tanto. Sarebbe falso dire il contrario.

Mi ha tolto la possibilità di camminare, di muovere liberamente il mio corpo e di fare in autonomia tante cose che prima consideravo normali.

E non voglio nemmeno raccontare la favola che sia stato tutto facile.

Non lo è stato.

Ci sono stati momenti di paura, rabbia e sconforto. Domande senza risposta e giorni in cui accettare quello che era successo sembrava impossibile.

Con il tempo ho dovuto imparare a convivere con un corpo diverso, con i suoi limiti e con la necessità di dipendere dagli altri per tante cose.

Ma nello stesso tempo ho iniziato anche a capire quante altre cose potevo ancora fare.

Ogni piccola conquista assumeva un significato diverso. Quello che per qualcun altro poteva sembrare poco, per me poteva rappresentare un passo enorme.

Piano piano ho iniziato a ricostruire la mia vita.

Non quella che avevo immaginato prima di quel 14 agosto.

Un’altra.

Diversa, sicuramente più complicata, ma comunque la mia vita.

Sono passati tanti anni da quel giorno e ogni tanto penso ancora a quel ragazzo di 19 anni che si tuffò per l’undicesima volta senza sapere che, pochi secondi dopo, nulla sarebbe stato più come prima.

Quel ragazzo sono ancora io.

Con molti anni in più, tante esperienze vissute, qualche ferita che porto ancora dentro e una consapevolezza della vita che allora non potevo avere.

In questi anni ho capito anche una cosa: non voglio che la mia storia venga raccontata come una storia eroica.

Non mi considero un eroe.

Sono semplicemente una persona alla quale è successo qualcosa che ha cambiato completamente la vita e che, da quel momento, ha cercato di continuare a viverla.

A volte con forza, altre volte con molta meno forza.

Come tutti.

Il 14 agosto 1988 ha diviso la mia vita.

Questo non posso cambiarlo.

Ma quel tuffo non è riuscito a decidere tutto quello che sarebbe successo dopo.

Quella parte della mia storia, nel bene e nel male, ho cercato di scriverla io.

E continuo a farlo ancora oggi.

Quel tuffo ha cambiato il mio corpo, ma non ha spento la mia voce. E finché avrò voce, continuerò a viverla, la mia storia.

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