Immagine copertina, Il circo che cura

Quando il circo diventa cura

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A volte le idee più belle nascono quasi per caso. È quello che è successo a Giovanna Sfriso e Cristina Baiocchi, dell’associazione Uniti per crescere, che hanno portato il circo dentro alcune RSA della provincia di Torino.

All’inizio doveva essere solo uno spettacolo. Poi, passo dopo passo, si è trasformato in qualcosa di molto più profondo: non più persone che guardano, ma persone che partecipano, che tornano a sentirsi protagoniste.

Nasce così la “circomotricità”, un modo semplice ma potente per rimettere in moto corpo e mente. Bastano piccoli gesti, un foulard che vola leggero, una pallina che passa di mano in mano, un anello da afferrare. Movimenti semplici, ma carichi di significato, soprattutto per chi convive con malattie neurodegenerative o con una forte perdita di autonomia.

Non è ginnastica nel senso classico. È qualcosa di più leggero, quasi un gioco condiviso, che riesce però a riaccendere coordinazione, attenzione e, soprattutto, voglia di esserci.

E poi c’è tutto il resto, quello che non si misura: i sorrisi che tornano, gli occhi che si illuminano, quel senso di leggerezza che, anche solo per un momento, rompe la routine della fragilità.

Esperienze come questa ci ricordano una cosa semplice ma spesso dimenticata: anche nei contesti più delicati, la creatività può diventare cura. E a volte basta davvero poco, un gesto, un colore, un sorriso, per restituire dignità, relazione e un pizzico di gioia.

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