Una riflessione sul mondo che cambia e su ciò che possiamo ancora scegliere di essere.
Ci sono pensieri che nascono in silenzio.
Arrivano mentre guardi una notizia, mentre ascolti, mentre resti fermo… ma dentro qualcosa si muove.
Questo è uno di quei pensieri.
Il tempo che scorre, tu che cresci e il mondo che cambia, purtroppo in peggio.
Guerre infinite, e di mezzo migliaia di morti sotto le bombe che portano via vite innocenti.
Giovani, uomini e donne, bambini e anziani.
Storie di vite cancellate, spezzate e che nessuno potrà restituire ai propri cari, ridare alla vita.
Nel mentre, a tutto questo disastro, il cittadino, inerme si chiede:
Perché tutto questo?
Ma soprattutto, ma come è possibile che l’essere umano, dal passato non abbia imparato nulla?
Evidentemente no.
E allora, questo nostro mondo malato, da tutto questo disastro, come potrà uscirne, guarire?
Forse la risposta non è lontana.
Forse è solo difficile da accettare.
Perché il mondo non è qualcosa di separato da noi.
Non è un’entità distante, fuori dalla nostra portata.
Il mondo siamo noi.
Con le nostre scelte, con le nostre parole, con i nostri silenzi.
E allora quel “perché” cambia forma.
Non è più solo una domanda rivolta agli altri,
ma diventa uno specchio.
Perché l’uomo non ha imparato?
Forse perché ricordare davvero significa cambiare.
E cambiare richiede coraggio.
Molto più di quanto siamo disposti ad avere.
Si è capaci di costruire, di inventare, di progredire…
ma non sempre di fermarsi.
Non sempre di ascoltare.
Non sempre di riconoscere nell’altro una vita uguale alla propria.
E così il dolore degli altri diventa lontano.
Quasi irreale.
Finché non ci tocca da vicino.
Eppure, nonostante tutto, qualcosa resiste.
Resiste in chi non si abitua.
In chi continua a farsi domande.
In chi prova ancora indignazione, dolore, empatia.
Perché il vero pericolo non è solo la guerra.
È l’indifferenza.
È quel momento in cui tutto diventa normale.
Anche ciò che normale non lo sarà mai.
Allora forse il mondo non guarirà all’improvviso.
Non cambierà da un giorno all’altro.
Ma può iniziare a respirare…
ogni volta che qualcuno sceglie di restare umano.
Perché alla fine,
il tempo scorre…
ma ciò che siamo,
e ciò che diventiamo,
è una scelta. Non un destino.
Conclusione
Forse non possiamo cambiare tutto.
Ma possiamo ancora scegliere da che parte stare.
