Permessi Legge 104

Permessi Legge 104, quando si rischia il licenziamento: cosa ha stabilito la Cassazione

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La Cassazione conferma il licenziamento di un lavoratore che aveva utilizzato gran parte dei permessi della Legge 104 per esigenze personali. Ma attenzione: l’assistenza non deve necessariamente coincidere minuto per minuto con l’orario del permesso e può comprendere anche attività svolte nell’interesse della persona con disabilità.

Permessi Legge 104: il caso arrivato in Cassazione

I permessi Legge 104 rappresentano uno degli strumenti più importanti riconosciuti ai lavoratori che assistono un familiare con disabilità grave.

Ma fino a che punto il lavoratore deve trascorrere il tempo del permesso accanto alla persona assistita? Può svolgere altre attività? E quando si può parlare realmente di abuso?

Su questi aspetti è intervenuta nuovamente la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 13155 del 7 maggio 2026.

Il caso riguardava un lavoratore, con mansioni di autista e magazziniere, che usufruiva dei permessi previsti dalla Legge 104 per assistere la madre con disabilità.

Secondo quanto accertato nel procedimento, in due giornate di permesso il dipendente aveva dedicato all’assistenza della madre complessivamente 84 minuti sui 480 fruiti, cioè circa il 17,5% del tempo. La parte restante era stata utilizzata prevalentemente per attività personali. (Sky TG24)

Il datore di lavoro aveva quindi disposto il licenziamento per giusta causa.

Dopo le decisioni dei giudici di merito, la vicenda è arrivata davanti alla Cassazione, che ha confermato la legittimità del licenziamento. (NT Lavoro)

Non basta guardare l’orologio

Questo è probabilmente l’aspetto più importante della decisione.

La Cassazione non stabilisce che il lavoratore debba rimanere fisicamente accanto alla persona con disabilità per ogni minuto del permesso.

L’assistenza può essere prestata in forme differenti.

Può comprendere, ad esempio, attività pratiche, amministrative, domestiche o altre incombenze svolte nell’interesse della persona assistita. Inoltre, non è richiesta una perfetta coincidenza tra l’orario nel quale il lavoratore sarebbe dovuto essere al lavoro e quello dedicato materialmente all’assistenza. (NT Lavoro)

Questo significa anche che trasformare la Legge 104 in una sorta di cronometro sarebbe sbagliato.

Il problema nasce quando viene meno la finalità stessa del permesso.

Quando diventa abuso

L’articolo 33 della Legge 104 riconosce al lavoratore dipendente, in presenza delle condizioni previste dalla legge, tre giorni di permesso mensile retribuito per assistere una persona con disabilità in situazione di gravità. (Def Finanze)

Quel tempo, quindi, viene riconosciuto per una finalità precisa.

Secondo la Cassazione deve esserci un collegamento concreto tra la fruizione del permesso e i bisogni della persona assistita.

Questo non significa che durante l’intera giornata il lavoratore non possa occuparsi nemmeno per un momento di una propria necessità.

Significa però che il permesso non può trasformarsi prevalentemente in tempo libero personale.

Nel caso esaminato, i giudici hanno ritenuto che l’assistenza fosse diventata soltanto marginale rispetto all’utilizzo complessivo del permesso e che il lavoratore non avesse dimostrato di aver svolto, nel tempo restante, attività indirette nell’interesse della madre. (Ecnews)

Una distinzione importante per lavoratori e famiglie

La decisione merita di essere spiegata bene perché titoli troppo drastici possono generare inutilmente paura tra chi utilizza correttamente questi permessi.

Il principio non è:

“Durante il permesso 104 devi stare sempre accanto alla persona con disabilità”.

Il principio è diverso:

il tempo concesso deve essere realmente funzionale, in misura prevalente, all’assistenza e ai bisogni della persona per la quale il beneficio viene utilizzato.

Questa distinzione è fondamentale.

Assistere una persona con disabilità non significa soltanto starle fisicamente accanto.

Può significare acquistare medicinali, occuparsi di pratiche, accompagnarla a una visita, organizzare servizi necessari o svolgere altre attività direttamente collegate alle sue esigenze.

Ciò che non può accadere è utilizzare un diritto nato per l’assistenza come se fosse semplicemente una giornata libera.

Tutelare un diritto significa anche proteggerlo dagli abusi

I permessi della Legge 104 sono una tutela fondamentale per moltissime famiglie.

Proprio per questo gli abusi devono essere distinti chiaramente dall’utilizzo legittimo.

Chi utilizza correttamente il permesso per assistere una persona con disabilità non dovrebbe vivere ogni giornata con il timore di dover dimostrare minuto per minuto dove si trovava.

Allo stesso tempo, utilizzare sistematicamente quel beneficio per finalità estranee all’assistenza finisce per danneggiare anche chi della Legge 104 ha realmente bisogno.

La sentenza della Cassazione, letta nella sua interezza, traccia quindi una linea abbastanza chiara: niente cronometro, ma deve esserci un rapporto reale e prevalente tra il permesso e l’assistenza.

Ed è probabilmente questo il punto da ricordare più di ogni altro.

L’immagine di copertina è stata creata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a scopo esclusivamente illustrativo.

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