Assonidi chiede alle istituzioni maggiori risorse per permettere ai bambini con disabilità di frequentare nidi e scuole dell’infanzia con un sostegno adeguato. Una questione che riguarda non soltanto le strutture educative, ma soprattutto il diritto dei bambini e delle loro famiglie a servizi realmente inclusivi.
Inclusione nei nidi: la richiesta dei gestori
Asili nido e disabilità tornano al centro dell’attenzione con l’appello lanciato da Assonidi, l’associazione che rappresenta i gestori di asili nido e scuole dell’infanzia private aderente a Confcommercio Milano.
La richiesta rivolta alle istituzioni è quella di aprire un confronto sulle risorse necessarie per garantire ai bambini con disabilità la possibilità di accedere ai servizi educativi ricevendo un’assistenza realmente adeguata.
Il problema è molto concreto.
Accogliere un bambino con disabilità può richiedere personale aggiuntivo, educatori dedicati, organizzazione degli spazi e interventi personalizzati.
Tutto questo comporta costi che non possono essere lasciati interamente sulle spalle delle strutture o, peggio ancora, delle famiglie.
Non basta garantire un posto
Quando si parla di inclusione, il rischio è fermarsi ai numeri.
Un bambino può risultare formalmente iscritto a un asilo nido e tuttavia non ricevere tutto il sostegno necessario per partecipare pienamente alle attività insieme agli altri bambini.
È qui che bisogna distinguere tra accesso e inclusione.
Garantire l’accesso significa aprire una porta.
Garantire l’inclusione significa creare le condizioni affinché, una volta attraversata quella porta, ogni bambino possa vivere realmente l’esperienza educativa.
Per farlo servono persone preparate, continuità nell’assistenza e risorse sufficienti.
I primi anni sono fondamentali
L’asilo nido non è semplicemente un luogo nel quale lasciare i bambini mentre i genitori lavorano.
I primi anni di vita rappresentano una fase fondamentale dello sviluppo.
È proprio in questo periodo che si costruiscono le prime relazioni al di fuori della famiglia, si sviluppano autonomie, capacità comunicative e modalità di interazione con gli altri.
Per un bambino con disabilità, avere accesso a un ambiente educativo inclusivo fin dai primi anni può essere particolarmente importante.
Significa crescere insieme agli altri bambini e partecipare alla vita della comunità fin dall’infanzia.
E significa anche evitare che la separazione tra bambini con e senza disabilità inizi proprio nei primi luoghi educativi che frequentano.
Anche le famiglie hanno bisogno di risposte
Dietro ogni bambino c’è poi una famiglia.
Quando un servizio educativo non dispone delle risorse necessarie per accogliere adeguatamente un bambino con disabilità, le conseguenze ricadono inevitabilmente anche sui genitori.
Una madre o un padre possono trovarsi costretti a ridurre gli orari di lavoro, cercare soluzioni private oppure organizzare autonomamente forme di assistenza.
In alcuni casi può diventare difficile perfino trovare una struttura disponibile.
Per questo il problema delle risorse destinate ai nidi non può essere considerato soltanto una questione amministrativa.
Riguarda direttamente la qualità della vita delle famiglie.
Il problema delle risorse
La richiesta avanzata da Assonidi pone quindi una domanda semplice: chi deve sostenere i maggiori costi necessari per garantire l’inclusione?
Lasciare la risposta alle singole strutture rischia di creare profonde differenze.
Un nido con maggiori disponibilità economiche potrebbe riuscire a organizzare un’assistenza adeguata, mentre una struttura più piccola potrebbe incontrare difficoltà.
E il diritto del bambino finirebbe per dipendere dal luogo nel quale vive o dalle risorse economiche disponibili.
È proprio ciò che un sistema inclusivo dovrebbe evitare.
L’inclusione deve essere concreta
La parola “inclusione” viene utilizzata molto spesso.
Ma rischia di perdere significato se non viene accompagnata da strumenti concreti.
Non basta affermare che ogni bambino ha diritto a partecipare.
Bisogna mettere educatori e strutture nelle condizioni di rendere possibile quella partecipazione.
Questo significa finanziare il personale necessario, investire nella formazione, rendere accessibili gli ambienti e costruire una collaborazione stabile tra servizi educativi, famiglie e istituzioni.
Un investimento che riguarda tutti
Destinare maggiori risorse all’inclusione dei bambini con disabilità non dovrebbe essere considerato un costo straordinario.
È un investimento educativo e sociale.
Un bambino che cresce fin dall’inizio insieme a coetanei con caratteristiche e capacità differenti impara qualcosa che nessun libro può insegnare nello stesso modo: la diversità fa parte della vita quotidiana.
E questo vale per tutti i bambini, non soltanto per quelli con disabilità.
L’appello dei gestori degli asili nido apre quindi una questione che merita attenzione anche oltre Milano.
Perché il punto non è semplicemente trovare qualche risorsa in più.
Il punto è decidere quale modello di scuola e di società vogliamo costruire.
Se vogliamo davvero parlare di inclusione, dobbiamo cominciare dai primi anni di vita.
E dobbiamo fare in modo che nessun bambino trovi una porta formalmente aperta, ma un servizio che nella pratica non dispone degli strumenti necessari per accoglierlo.
Fonte: Il Giorno – Milano, notizia pubblicata il 28 agosto 2026, relativa all’appello di Assonidi per maggiori risorse destinate all’inclusione dei bambini con disabilità negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia.
Nota sull’immagine: Immagine di copertina generata con intelligenza artificiale, ispirata al tema trattato. Non raffigura persone reali.
